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2 Pasqua – B (Giovanni 20,19-31)

Evangelio del 7 / Abr / 2024
Publicado el 01/ Abr/ 2024
por Coordinador - Mario González Jurado
evangelio, Pagola

PERCORSO VERSO LA FEDE

In assenza di Tommaso, i discepoli di Gesù hanno fatto un’esperienza insolita. Appena lo vedono arrivare gliela raccontano pieni di gioia: «Abbiamo visto il Signore!». Tommaso li ascolta scettico. Perché dovrebbe credere una cosa tanto assurda. Come possono dire di aver visto Gesù pieno di vita, se è morto crocifisso? Comunque sia si tratterà di un altro.

I discepoli gli dicono che li ha mostrato le ferite delle sue mani e del suo costato. Tommaso non può credere la testimonianza di nessuno: bisogna costatarlo se stesso: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi… e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Crederà soltanto nella propria esperienza.

Questo discepolo che si resiste a credere in modo ingenuo, ci mostrerà il percorso che dobbiamo fare per arrivare alla fede in Cristo risorto quelli che nemmeno abbiamo visto il volto di Gesù, né abbiamo ascoltato le sue parole, né abbiamo sentito i suoi abbracci.

Otto giorni dopo, si presenta di nuovo Gesù. Immediatamente si dirige a Tommaso. Non critica il suo atteggiamento. I suoi dubbi non hanno per lui nulla d’illegittimo o di scandaloso. La sua resistenza a credere rivela la sua onestà. Gesù lo capisce e va verso di lui mostrandogli le sue ferite.

Gesù si offre a soddisfare le sue esigenze: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco». Quelle ferite più che delle «prove», non sono «segni» del suo amore consegnato fino alla morte? Perciò Gesù gli invita ad approfondire aldilà dei suoi dubbi: «Non essere incredulo ma credente!».

Tommaso rinunzia alla verifica. Non ha più bisogno di prove. Esperimenta la presenza del Maestro, che lo estima, lo attrae, e lo invita a fidarsi. Tommaso, il discepolo che ha fatto il percorso più lungo e complesso prima di trovarsi con Gesù, arriva più lontano di nessuno nella profondità della sua fede: «Mio Signore e mio Dio!». Nessuno ha confessato Gesù così.

Non dobbiamo avere paura se sentiamo nascere in noi dubbi e interroganti. I dubbi, vissuti in maniera sana, ci liberano da una fede superficiale che si accontenta di ripetere formule, senza crescere in fiducia e in amore. I dubbi ci stimolano ad arrivare fino in fondo nella nostra fiducia nel Mistero di Dio incarnato in Gesù.

La fede cristiana cresce in noi quando ci sentiamo estimati e attratti da questo Dio il cui volto possiamo intravedere nel racconto che gli evangeli ci fanno di Gesù. Allora, la sua chiamata a confidare ha in noi più forza che i nostri propri dubbi. «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

José Antonio Pagola
Traduzzione: Mercedes Cerezo

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