APERTAMENTE
Non c’è bisogno di un’analisi molto profonda per scoprire gli atteggiamenti di autodifesa, sospetto ed evasione che adottiamo con le persone che potrebbero disturbare la nostra tranquillità. Quante storie per evitare le persone che ci sono fastidiose o ci disturbano! Come ci affrettiamo perché non ci raggiungano quelli che ci assillano con i loro problemi, le loro pene o i loro dispiaceri!
Si direbbe che viviamo in allerta permanente davanti a quelli che potrebbero minacciare la nostra felicità e, quando non troviamo un modo più facile per giustificare la nostra fuga dalle persone che hanno bisogno di noi, possiamo sempre dire che «siamo molto occupati».
Quanto è attuale la «parabola del samaritano» in questa società di uomini e donne che corrono ciascuno alle loro occupazioni, si agitano con i loro interessi e urlano le loro rivendicazioni.
Per Gesù c’è solo un modo di «essere umano». Non è quello del sacerdote o del levita, che vedono il bisognoso «passano oltre» e continuano il loro camino, ma quello del samaritano, che cammina nella vita, gli occhi e il cuore ben aperti per fermarsi davanti a quelli che potrebbero aver bisogno del suo aiuto.
Quando ascoltiamo sinceramente le parole di Gesù, sappiamo che ci sta chiamando a passare dall’ostilità all’accoglienza. Sappiamo che è urgente vivere in un dodo diverso e creare uno spazio più largo per quelli che hanno bisogno di noi. Non possiamo nasconderci dietro le «nostre occupazioni» né rifugiarci in belle teorie.
Chi ha capito la fraternità cristiana sa che tutti noi siamo «compagni di viaggio» che condividono la stessa condizione di essere fragili che hanno bisogno gli uni degli altri. Chi vive attento al fratello bisognoso che trova nel suo cammino, scopre un nuovo sapore alla vita. Secondo Gesù questo è «ereditare la vita eterna».
José Antonio Pagola
Traduzzione: Mercedes Cerezo






