DIO È DI TUTTI
Poche frasi sono state così citate come questa che il Vangelo di Giovanni pone in bocca di Gesù. Gli autori vedono in essa un riassunto dell’essenziale nella fede, come era vissuta fra non pochi cristiani all’inizio del secolo II: «Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo Figlio unigenito».
Dio ama tutti, non solo quelle comunità cristiane dove è arrivato il messaggio di Gesù Ama tutto il genere umano, non solo la Chiesa. Dio non appartiene solo ai cristiani. Non è esclusivo di una sola religione. Non sta in nessuna cattedrale, moschea o sinagoga.
Dio abita in ogni essere umano e accompagna ciascuna persona nelle sue gioie e nelle sue disgrazie. Non abbandona nessuno, perché ha i suoi cammini per trovarsi con ciascuno. Senza seguire quelli che noi gli indichiamo. Gesù li vedeva ogni mattino «facendo uscire il sole sui buoni e sui cattivi».
Gesù non sa, né vuole, né può fare altro che amare, perché nel più profondo del suo essere è amore. Perciò il Vangelo dice che ha inviato suo Figlio, non per «condannare il mondo», ma perché il mondo giudicare il mondo, ma perché «il mondo sia salvato per mezzo di lui». Ama il corpo tanto come l’anima e il sesso tanto come l’intelligenza. Solo vuole vedere già, da adesso e per sempre, tutta l’umanità fruire della sua creazione.
Questo Dio soffre nella carne degli affamati e degli umiliati della terra; è in tutti gli oppressi per diffendere la loro degnità e in quelli che lottano contro l’oppressione incoraggiando il loro sforzo. È sempre in noi per «cercare e salvare» quello che noi roviniamo.
Dio è così. Il nostro errore più grande sarebbe dimenticarlo. Chiuderci nei nostri pregiudizi, condanne e mediocrità religiosa, impedendo che gli altri coltivino questa fede essenziale. A cosa servono i discorsi dei teologi, dei moralisti, dei predicatori e catechisti se non risvegliano la lode al Creatore, se non fanno crescere nel mondo l’amicizia e l’amore, se non rendono più bella e luminosa la vita, ricordando che il mondo è avvolto dappertutto dall’amore di Dio?
José Antonio Pagola
Traduzzione: Mercedes Cerezo






