NON VIVERE ADDORMENTATI
Oggi, uno dei rischi che ci minacciano è quello di cadere in una vita superficiale, meccanica routinaria, massificata… Non è facile scappare. Con il passare degli anni, i progetti, le mete e gli ideali di molte persone si spengono. Non pochi si alzano ogni giorno solo per «sopravvivere».
Dove trovare un principio capace di umanizzare, di centrarci, capace anche di liberarci dalla superficialità, dallo stordimento o del vuoto interiore?
Sorprende l’insistenza di Gesù nel parlare della vigilanza. Si potrebbe dire che vede la fede come un atteggiamento vigilante che ci libera dal non senso che domina molti uomini e donne, che cammina per la città senza una meta e senza un obiettivo concreto.
Abituati a vivere la fede come una tradizione familiare, un’eredità o una semplice abitudine, non siamo capaci di scoprire tutta la forza che essa possiede per umanizzarci e dare un senso nuovo alla nostra vita. Perciò è triste osservare come tanti uomini e tante donne abbandonano una fede vissuta in maniera inconscia e poco responsabile per adottare un atteggiamento di non fede così incosciente e irresponsabile come il loro atteggiamento precedente.
La chiamata di Gesù alla vigilanza ci spinge a uscire dall’indifferenza, dalla passività o dalla trascuratezza che accompagnavano la nostra fede. Per viverla in maniera lucida abbiamo bisogno di conoscerla più profondamente, confrontarla con altri possibili atteggiamenti davanti alla vita, ringraziarla e sforzarci per viverla con tutte le sue conseguenze.
Allora la fede è una luce che ispira i nostri criteri, una forza che anima il nostro impegno di costruire una società più umana, una speranza che incoraggia tutto il nostro vivere quotidiano.
José Antonio Pagola
Traduzzione: Mercedes Cerezo






