IDOLI PRIVATI
C’è qualcosa che risulta scandaloso e insopportabile a chi si avvicina a Gesù l’atteggiamento d’autosufficienza che regna nella società moderna. Gesù è radicale nel momento in cui chiede un’adesione alla sua persona. I suoi discepoli devono subordinare tutto alla sequela incondizionata.
Non si tratta di un «consiglio evangelico» per un gruppo di cristiani eletti o un’élite di seguaci coraggiosi. È la condizione indispensabile di ogni discepolo. Le parole di Gesù sono chiare: «Se uno viene a me e non rinuncia a tutti i suoi beni, non può essere mio discepolo».
Tutti sentiamo nel profondo del nostro essere il desiderio della libertà. C’è, però, un’esperienza che s’impone generazione dopo generazione: l’essere umano sembra condannato a essere «schiavo degli idoli». Incapaci di bastarci a noi stessi, passiamo la vita a cercare qualcosa che risponda alle nostre aspirazioni e desideri fondamentali.
Ciascuno di noi cerca un «dio» per vivere, qualcosa che inconsciamente facciamo diventare essenziale nella nostra vita: qualcosa che ci domina e prende possesso di noi. Cerchiamo di essere liberi e autonomi, ma sembra che non possiamo vivere senza un «idolo» che determini tutta la nostra vita.
Questi idoli sono molto diversi: soldi, successo, potere, prestigio, sesso, tranquillità, felicità a qualunque prezzo… Ciascuno conosce il nome del suo «dio privato», davanti al quale si inchina con tutto il suo essere. Perciò quando, in un gesto d’«ingenua libertà» facciamo qualcosa perché ne «abbiamo voglia», dobbiamo chiederci, chi ci domina in quel momento e a chi obbediamo in realtà.
L’invito di Gesù è una provocazione. C’è solo un cammino per crescere in libertà che conoscono soltanto quelli che hanno il coraggio di seguire Gesù incondizionatamente, collaborando con lui nel progetto del Padre: costruire un mondo giusto e degno per tutti.
José Antonio Pagola
Traduzzione: Mercedes Cerezo






