L’INVITO DI DIO
Sembra che la parabola del banchetto era molto popolare fra le prime generazioni cristiane. Luca, Matteo e anche l’apocrifo di Tommaso l l’hanno raccolto le versioni e le applicazioni sono così diverse che soltanto possiamo avvicinarsi agli elementi essenziali del racconto originale.
Dio prepara una festa finale per tutti i suoi figli, perché vuol vedere tutti assisi, accanto a lui, attorno a una stessa tavola, godendo per sempre di una vita piena. Questa fu una dell’immagini più cara a Gesù per «suggerire» la fine ultima della storia umana. Non si accontentava con dirlo soltanto con parole: Sedeva a tavola con tutti, e mangiava con peccatori ed indesiderabili, perché voleva che tutti potessero vedere in maniera plastica qualcosa di quello che Dio vuol fare.
Perciò Gesù considerava la sua vita un gran invito nel nome di Dio, non imponeva nulla, non premeva nessuno, annunziava la buona notizia di Dio, risvegliava la fiducia nel Padre, toglieva le paure, risvegliava la gioia e il desiderio di Dio. Il suo invito arrivava a tutti, soprattutto ai più bisognosi di speranza.
Gesù era realista. Sapeva che il suo invito poteva essere rifiutato. Nella versione di Matteo vengono descritte diverse reazioni. C’è chi rifiuta in maniera cosciente: «non vollero venire». Altri risposero con indifferenza: «Non fecero caso», Preferivano le loro terre e i loro affari. Altri reagirono in maniera ostile contro i servi.
Sono molti coloro che non ascoltano più la chiamata di Dio. Hanno abbastanza con la loro risposta a sé stessi davanti a sé stessi, il rischio è sempre lo stesso, senza esserne tropo coscienti, vivono un’esistenza «solitaria», chiusi in un perpetuo monologo con sé stessi. Il rischio è sempre identico: vivere ogni giorno sordi a qualunque chiamata che possa trasformare la loro vita dalla radice.
Forse, uno dei compiti più importante della Chiesa è creare oggi spazi e facilitare delle sperienze dove le persone possano ascoltare in maniera semplice, trasparente e gioiosa l’invito da Dio proclamato nel Vangelo di Gesù.
José Antonio Pagola
Traduzzione: Mercedes Cerezo





